Dal 25 al 27 settembre il nostro festival torna a Torino!
“Alta pressione” è il titolo della quarta edizione del nostro festival sulle città che cambiano, in programma alle OGR Torino e in altri luoghi del capoluogo piemontese
Ciao! Come state?
Giornata di annunci, perché finalmente possiamo svelarvi le prime novità sulla quarta edizione del festival di Future4Cities, format ideato da Will Media e FROM e anche quest’anno co-prodotto dalle OGR Torino.
Andiamo subito al sodo. Sarà di nuovo a Torino, tra OGR Torino e altri luoghi del capoluogo piemontese che pian piano vi comunicheremo, dal 25 al 27 settembre 2026: iniziate a cerchiare la data sul calendario, in attesa di ulteriori annunci e dettagli. E intanto vi annunciamo che sono aperte le candidature al “Premio Future4Cities 2026” (puoi candidare il tuo progetto - in base alle cinque categorie proposte: Casa, Mobilità, Comunità, Lavoro, Clima ed Energia - cliccando qui).
Il titolo del Festival: “Alta pressione”
Sì, c’è un riferimento alla meteorologia: l’alta pressione atmosferica è di solito associata a una giornata di sole e cielo azzurro, di aria frizzante. Oggi le città (e chi le abita) sono costantemente sotto pressione, ma è da queste pressioni che nascono nuove idee, nuove soluzioni, nuove opportunità. E anche nuove giornate di sole.
Ma quindi le città rendono meglio quando sono sotto pressione? Da situazioni complesse possono nascere idee innovative e concrete? Siamo convinti di sì e ancora una volta lo approfondiremo nei giorni del festival festival che - tra podcast live, workshop, esplorazioni urbane, grandi ospiti, un premio sull’innovazione urbana e molto altro - racconterà le soluzioni e i progetti innovativi che stanno cambiando il volto delle città italiane.
È un programma aperto alla città di Torino, costruito insieme ai protagonisti della sua trasformazione e guidato da una domanda chiave: qual è il futuro delle città, visto dal capoluogo piemontese?
Fatte queste premesse, ora dobbiamo capire quali sono le pressioni che sfidano, ogni giorno, i nostri centri urbani. Noi ne abbiamo individuate cinque, che corrispondono anche alle categorie del Premio Future4Cities 2026 (puoi candidare qui il tuo progetto fino al 22 giugno). I vincitori verranno annunciati nella giornata d’apertura del Festival, venerdì 25 settembre.
Sono temi interconnessi, strettamente legati all’inclusività delle nostre città e al loro sviluppo sostenibile (sotto ogni aspetto), che analizzeremo non solo durante i giorni del Festival, ma anche nelle fasi precedenti e successive all’evento. Iniziamo a fare un po’ di riscaldamento con qualche dato e soluzione concreta.
Abitare
La casa è l’architrave di tutto il discorso, anche perché le difficoltà nel trovare alloggi a prezzi accessibili sono sempre più diffuse, e non riguardano più solo le metropoli. Come abbiamo scritto in questo post sulla pagina Instagram di Will, oggi nelle grandi città italiane - che solitamente corrispondono alle città universitarie - affittare una stanza singola costa in media 150 euro in più rispetto al 2020: Milano è la più cara (729 euro, +31%), ma gli aumenti più evidenti sono stati registrati a Bari (419 euro, +59%) e Palermo (309 euro, +55%).
Secondo i dati della Cassa Depositi e Prestiti, in Italia il 35% dello stipendio (la soglia critica è al 30%) viene destinato all’affitto, con punte del 76% a Milano e del 61% a Roma. Con 5.400 euro al metro quadro, oggi a Milano un operaio deve impegnare in media 23,3 anni del proprio stipendio per riuscire ad acquistare un appartamento da 80 metri quadri.
Per arginare il problema, diverse amministrazioni stanno mettendo a terra diverse strategie: piani per l’edilizia a prezzo calmierato, recupero degli alloggi vuoti (1 casa su 3 in Italia non è abitata, stando ai dati del 2025), bonus per ammortizzare il prezzo degli affitti, e non solo. Tutte cose di cui parleremo a Torino, sempre con un approccio orientato alle soluzioni.
Muoversi
L’inaccessibilità dei prezzi delle case va di pari passo con il tema della mobilità, centrale all’interno dei dibattiti urbani. Secondo il Transport Poverty Lab, promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, 1,2 milioni di famiglie italiane vivono in aree poco servite dai mezzi pubblici e fanno fatica a sostenere il costo dei trasporti. Non a caso, viviamo in un contesto nazionale in cui più del 60% degli spostamenti avviene in auto, l’8,9% col trasporto pubblico e il 5,2% in bici (un dato comunque in crescita rispetto al 4,1% del 2024).
Dal 2015 al 2024, come evidenzia l’ISFORT, il tasso di motorizzazione è tornato ad aumentare in tutte le grandi città italiane, fatta eccezione per il -0,6% di Milano, una città in cui tuttavia entrano 600mila auto al giorno dai Comuni limitrofi (un enorme problema per il traffico e la qualità dell’aria che respiriamo). In un recente post su Will abbiamo pubblicato delle mappe che evidenziano come nelle nostre città la dipendenza dall’auto privata sia ancora elevata.
Si tratta però di una dipendenza non legata a ragioni individuali, ma sistemiche: è una conseguenza diretta del modo in cui vengono pensati i trasporti pubblici e gli spazi urbani. È un tema che abbiamo trattato e continueremo a trattare anche in vista del festival di Torino, dove racconteremo esperienze, iniziative e progetti che si stanno muovendo nella direzione della mobilità attiva e sostenibile.
Stare insieme
A proposito di spazi urbani: la loro progettazione è direttamente connessa al nostro modo di vivere le città, creare comunità e partecipare alla vita urbana. Ospite al podcast “Città” by Future4Cities nella puntata del 29 marzo, l’urbanista Elena Granata ci ha ricordato la (rischiosa) direzione che molte città stanno prendendo: la logica del consumo sta pian piano rosicchiando lo spazio pubblico urbano, trasformando molte esperienze in semplici occasioni di acquisto.
L’erosione dello spazio pubblico urbano coinvolge tanti altri ambiti: dai centri storici stravolti dagli affitti brevi ai progetti di rigenerazione urbana che alimentano disuguaglianze, spingendo i ceti medi e bassi fuori dalle città. Il risultato? L’aggregazione spontanea negli spazi urbani è sempre più frammentata. Così, le strade non vengono concepite come luoghi da vivere ed esplorare, ma da attraversare per passare da un punto A a un punto B. Anche per questo, secondo un sondaggio condotto da Unobravo, il 50% degli italiani dichiara di sentirsi solo nella città dove vive.
Ma c’è tanta voglia di invertire la tendenza e contrastare la solitudine urbana, puntando sulla cultura dello spazio pubblico e il desiderio di vivere le città in modo più spontaneo. Esistono infatti progetti e iniziative che lasciano ben sperare, e da cui possiamo prendere spunto: i parchi gioco di Copenaghen, Parigi che rende la Senna balneabile (e Roma che ci pensa su col Tevere), le piazze aperte davanti alle scuole (che prima erano parcheggi) di Milano, ma anche iniziative più mirate come la Serra delle Idee di Torino. Ci sono tanti modi nuovi per stare insieme e creare comunità all’interno delle città, e dal 25 al 27 settembre a Torino ve ne racconteremo il più possibile.
Lavorare
Un’altra pressione di cui parleremo al festival è il lavoro che cambia e si trasforma. Nelle grandi città, il tasso di occupazione è solitamente più elevato rispetto alle altre zone di un Paese, ma esistono diversi settori che continuano a soffrire il tema della mancanza di personale (anche a causa di stipendi bassi e contratti deboli).
Pensiamo ad esempio agli autisti dei mezzi pubblici, ai servizi sociali e all’accoglienza, al personale amministrativo che permette agli ingranaggi dei Comuni di funzionare. Il lavoro che cambia sta stravolgendo la geografia dei quartieri e la vita quotidiana dei residenti: tra il 2012 e il 2025, secondo Confcommercio, 156mila negozi di vicinato e attività ambulanti hanno chiuso. Nello stesso periodo, le attività commerciali culturali e ricreative sono diminuite (-39,1% nei centri storici italiani), a fronte di un aumento di bar, ristoranti e - soprattutto - alberghi e bed & breakfast.
Parallelamente, però, stanno nascendo nuove professioni, spesso ibride e contraddistinte da competenze digitali, energetiche ed economiche, come evidenzia questo interessante report di Randstad. Parliamo di esperti in logistica sostenibile, bioarchitetti, energy manager nelle aziende, ingegneri che realizzano i gemelli digitali delle città, wellbeing designer, pianificatori delle smart cities, e molto altro. Insomma, le città stanno emergendo come laboratori di professioni essenziali per abilitare la cosiddetta “transizione gemella”: digitale ed ecologica.
Decarbonizzare
A proposito di ecologia, lo sfondo di tutto quello che vi abbiamo raccontato finora è una crisi climatica che non appare sulla via del miglioramento. Ridurre le emissioni (soprattutto attraverso le energie rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi) è essenziale per dare un futuro al nostro pianeta e frenare il riscaldamento globale, ma dobbiamo anche capire come adattarci a un clima che è già mutato (sì, in peggio). E a pagarne le conseguenze, spiega Legambiente, sono soprattutto le città medie, che hanno tra i 50 e 150mila abitanti.
Sia sulla mitigazione sia sull’adattamento, le nostre città sono un concentrato di spunti su come ridurre gli effetti del cambiamento climatico, a partire dal verde. Pensate che, secondo un’analisi dell’Università Bocconi pubblicata nel libro “Planning climate smart cities” (Springer Nature), un aumento del 10% della copertura della chioma degli alberi può comportare una riduzione della temperatura in un intervallo tra i 3 e i 4,8°C. Un dato da ricordare soprattutto in vista dell’arrivo del caldo estivo.
Al netto degli alberi, che vanno piantati in modo omogeneo senza dimenticare i quartieri periferici, le soluzioni sotto i nostri occhi stanno crescendo in termini quantitativi e qualitativi. Pensate alle mappe con i rifugi climatici a Bologna e Firenze, ai progetti di depavimentazione (la rimozione dell’asfalto per lasciare spazio al verde e ad altre superfici permeabili) nelle vie di Torino, Roma e Milano, al patto per l’adattamento climatico firmato da Torino (primo Comune del Piemonte a farlo).
Senza dimenticare le soluzioni climatiche adottate da piccole città, come Bovisio Masciago in Brianza, che ospita tra i più grandi sistemi di drenaggio urbano sostenibile in Italia: parliamo di aiuole che assorbono l’acqua piovana in eccesso e la filtrano direttamente in falda, scongiurando future crisi idriche e limitando gli effetti delle alluvioni.
Il premio Future4Cities
La nostra mappatura collettiva dell’innovazione urbana: le candidature sono aperte
Anche quest’anno con il Premio Future4Cities vogliamo scoprire e dare risalto ai migliori progetti urbani capaci di promuovere soluzioni innovative, esperienze partecipative e reti di collaborazione. Il 25 settembre sveleremo e racconteremo i vincitori sul palco delle OGR Torino, seguendo questo calendario:
Per questa newsletter è davvero tutto! Su tutto il resto vi aggiorniamo cammin facendo.
Se credete nelle città come luogo in cui creare cambiamento, siete nel posto giusto.
Alla prossima,
Il Team di Future4Cities
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